Il PNRR per una sanità digitale e territoriale

Marta Cristofanini
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Che il PNRR fosse un’opportunità oltre un semplice rimedio alla pandemia è stato chiaro fin dall’inizio. E ora che il Governo ha erogato tra le regioni italiane i primi fondi previsti per la Missione 6 Salute (circa 8 miliardi di euro), l’opportunità diventa più solida e prossima a concretizzarsi. L’obiettivo del PNRR sulla sanità infatti rimane ben chiaro: creare, rafforzare e accelerare quei processi che possano digitalizzare e modernizzare l’assistenza sanitaria territoriale.

Questo implica l’intervento su diverse macroaree, che comprendono:

  1. i luoghi di cura: case e ospedali di comunità;
  2. la modernizzazione tecnologica e digitale ospedaliera (in primo luogo, i sistemi di telemedicina);
  3. l’incremento della sicurezza e della sostenibilità.

Che cosa hanno in comune questi interventi? E quali sono i benefici che ne deriveranno?

Le parole d’ordine del PNRR per riformare la sanità

Prossimità, innovazione, prevenzione: sono queste le parole d’ordine alla guida della riforma sanitaria che sta cominciando a muovere i suoi primi passi.

  • Prossimità; l’obiettivo è consolidare la rete assistenziale a livello territoriale, creando dei poli sanitari di riferimento vicini e accessibili da tutte le persone.
  • L’innovazione affonda le proprie radici nel fertile terreno della digitalizzazione; alla modernizzazione degli strumenti medicali preesistenti, si affianca l’introduzione di quelle nuove tecnologie digitali in grado di potenziare e al tempo stesso semplificare il lavoro degli operatori sanitari. Basti pensare ad esempio alle risorse della telemedicina e dell’e-health in termini di efficacia a distanza.
  • Prevenzione; in questo caso è sinonimo di alleggerimento del carico ospedaliero, grazie alla gestione più agile e organizzata dei pazienti cronici e/o bisognosi di cure brevi e intermedie.

Questi sono i concetti fondamentali a cui si ispirano le linee guida del PNRR per gestire i fondi europei stanziati per la sanità e la ripresa post-pandemica. La Missione 6 Salute assume così l’aspetto di una riforma sanitaria fortemente incoraggiata. 

Sono oltre 20 i miliardi di euro messi a disposizione tra PNRR, React EU e Piano Complementare. La strada del rilancio e del miglioramento delle strutture sanitarie è una strada lunga da percorrere, e piena di sfide.

Come verranno gestiti questi primi passi?

I centri della nuova sanità

La maggior parte di questi primi investimenti saranno indirizzati alla costituzione di case di comunità (2 miliardi) e ospedali di comunità (1 miliardo).

La case di comunità

Le case di comunità prevedono una disponibilità pressoché continuativa di personale medico eterogeneo; oltre ai medici e agli infermieri, in struttura sono reperibili ad esempio psicologi, logopedisti, fisioterapisti, insieme ad altri specialisti della salute.

In queste strutture, in aggiunta ai servizi primari di visite e prenotazioni, è garantito l’accesso agli strumenti diagnostici primari (e.g. cardiografi, elettrocardiografi), fondamentali per quei pazienti cronici che hanno esigenza di monitorare costantemente le proprie condizioni.

Le case di comunità si configurano quindi come centri territoriali di riferimento, di raccolta e smistamento, che dovranno ovviamente cooperare in rete con le altre strutture assistenziali distribuite sul territorio.

Gli ospedali di comunità

Sono tenuti ad agire allo stesso modo gli ospedali di comunità, i cui principali servizi sono i ricoveri di breve periodo e  la presa in carico di pazienti che non richiedano cure intensive o iper specialistiche; questo sempre nell’ottica di garantire prossimità territoriale, accesso ospedaliero semplificato e conseguente redistribuzione delle ospedalizzazioni.

Tuttavia, perché i benefici siano effettivi ed efficaci, la digitalizzazione deve affiancare il lavoro che si svolge all’interno di queste strutture, facilitando la comunicazioni tra gli operatori, e tra gli operatori e i famigliari dei ricoverati. Monitoraggio, tracciamento dei trend di benessere, attività diagnostiche preventive facilmente consultabili e condivisibili: la medicina digitale e la telemedicina si occupano proprio di questo. E sono proprio queste le attività che un dispositivo come Kibi cerca di rendere disponibili e funzionali, offrendo un aiuto concreto ai caregiver nella gestione dei pazienti fragili.

Immagine di una struttura ospedaliera di pronto soccorso, riguardo il PNRR e la sanità.

Il PNRR per l’assistenza domiciliare e la telemedicina

204,5 milioni sono stati messi a disposizione per rafforzare la casa come primo luogo di cura; questo significa intensificare i servizi di assistenza domiciliare, anche con l’aiuto di tutti gli strumenti digitali in grado di agevolare il lavoro dei caregiver (e che rientrerebbero tra le operazioni di modernizzazione tecnologica e digitale a cui sono stati comunque destinati circa 2,6 miliardi).

In che modo? Aiutando a mantenersi sempre aggiornati sul benessere dei propri assistiti, anche a distanza, e personalizzando gli interventi sulla base delle loro reali necessità. Questo rientra a pieno titolo tra i servizi integrati di telemedicina e digital health, tenuti in grande considerazione dal PNRR nell’attuare il nuovo rinascimento della sanità.

La sanità digitale e territoriale: un impegno comunitario

Prossimità e innovazione sono quindi i principi ispiratori della Missione 6 Salute per una gestione sanitaria più smart, decentralizzata, capillare e accessibile. Non solo il carico lavorativo risulterebbe meglio distribuito, ma verrebbe data la possibilità di dedicarsi con maggiore attenzione alla diagnosi e cura dei pazienti. Le azioni preventive e di follow-up sarebbero agevolate, così come la gestione delle malattie croniche e di degenze di breve durata.

Non resta quindi che continuare a informarsi su come la propria regione utilizzerà le risorse ricevute (diverse per ogni regione), in corrispondenza alle nuove esigenze espresse dal PNRR su una sanità rinnovata, digitale e territoriale.

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