Lie to me: se il paziente nasconde la verità al medico

Marta Cristofanini
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Spesso dire la verità è difficile, anche quando si tratta di salute. Aiutare i medici ad avere accesso ai dati “vergini” dei pazienti: forse le nuove tecnologie assistive possono aiutare (anche) in questo

In realtà più che di bugie si tratterebbe di omissioni. Recenti studi infatti hanno dimostrato come i pazienti tendano a nascondere la verità al proprio medico, data l’indisponibilità della maggior parte di essi a rivelare dettagli sulle proprie condizioni di salute. Questo accade di solito per motivi di imbarazzo e senso del pudore. Lo studio italiano che ha coinvolto 800 persone tra pazienti e medici ha delineato alcuni pattern ricorrenti nella relazione di cura, fornendo così alcuni dati ambivalenti che fanno pensare.

Il 59% dei dottori intervistati sostiene che i pazienti nascondano, almeno in parte, informazioni e dettagli sulle cause della visita. La fiducia nei confronti del proprio specialista sembra però non essere intaccata; non si tratta di insubordinazione – la disobbedienza nei confronti delle prescrizioni – ma piuttosto di negligenza e pigrizia (motivazioni che coinvolgono il 23% degli intervistati per ciascun gruppo).

Soprattutto, giocherebbe un ruolo fondamentale la diffidenza nei confronti dei medicinali sempre più diffusa tra i pazienti italiani; si parla infatti del 41% dei casi.

C’è da aggiungere però che spesso, per accertarsi della validità della cura prescritta, il 47% degli intervistati ammette di non presentarsi a un secondo accertamento in modo da poter consultare un altro esperto; questa percentuale va tuttavia a bilanciare quel 40% di pazienti che invece assicurano di essersi semplicemente dimenticati di presentarsi alla seconda visita o di essere stati vinti all’ultimo dalla pigrizia.

In generale, il 74% intervistati dichiara di non voler cambiare il proprio medico specialista; ciò accade per due motivi: per prima cosa per motivi di fiducia; secondariamente, per la comodità e la sicurezza che sia lo stesso individuo a custodire nel tempo la propria storia clinica.

Altri studi confermano

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open, nella sezione Medical Education, sembra corroborare quanto visto precedentemente.

L’81% dei soggetti coinvolti – reclutati attraverso lo strumento di indagine Mechanical Turk – ha riportato di aver omesso al proprio specialista almeno uno dei sette tipi di informazione medica rilevante. Lo stesso è accaduto al 61,4% dell’altro campione testato attraverso il Survey Sampling International. La tipologia omissiva più frequente ha a che fare con il disaccordo del paziente nei confronti della prescrizione; al secondo posto invece troviamo l’incomprensione delle istruzioni di cura date.

Quali sono le ragioni dietro tale negligenza? Per l’82% dei Mturk e per il 64% del gruppo SSI si tratterebbe del tentativo di sottrarsi al giudizio del proprio medico.

Al secondo posto troviamo la paura di sentirsi dire quanto qualcosa sia nocivo per la propria salute; infine al terzo posto si colloca un sentimento di imbarazzo legato all’ammissione di certi comportamenti o abitudini.

Come reagire di fronte allo scenario che – in parte – questi dati ci delineano?

Nuove tecnologie nel rispetto della privacy

Senza avere l’intenzione di sostituirsi al medico, uno strumento discreto di monitoraggio come Kibi potrebbe aiutare a completare il quadro clinico del paziente.

Abbiamo visto quanto sia comune la tendenza a nascondere parzialmente la verità al proprio medico; tuttavia, questo non significa non si possa tentare di tenere comunque traccia dei dati essenziali.

Basandosi su dettagli registrati e consultabili – sempre con il consenso delle parti coinvolte – potrebbe ovviare in parte a quella che sembra essere una naturale ritrosia e/o negligenza a fornire tutti i dettagli clinici richiesti.

Inoltre, il suo funzionamento da orthotic system”ovvero di promemoria – nell’implementazione dell’assistente vocale, potrebbe fornire uno strumento adeguato anche per focalizzare consapevolmente il paziente sulle prescrizioni da seguire, senza fargli perdere di vista la cura continuativa del suo benessere.

Un alleato dinamico, intelligente, discreto: le nuove tecnologie applicate in ambito assistenziale sono anche questo. Il rispetto della privacy e il riempimento autonomo ed efficace di eventuali gap comunicativi sono strumenti privilegiati per ottenere risultati inestimabili: il benessere e la fiducia dei propri pazienti.

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